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Dichiarazione accademica sull’etica delle relazioni omosessuali basate sulla libertà e la fedeltà

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Prefazione

La Dichiarazione accademica sull’etica delle relazioni omosessuali basate sulla libertà e la fedeltà, in questo tempo di sfida epocale, offre un potente messaggio intellettuale e spirituale a favore sia delle persone non-eterosessuali sia della comunità della Chiesa Cattolica. Mi sia permesso riflettere su questi quattro elementi: tempo, messaggio, persone e la Chiesa Cattolica.

Il tempo della sfida epocale

Quando nel 1543 Niccolò Copernico pubblicò De revolutionibus orbium coelestium, formulando la teoria eliocentrica, detronizzò la Terra e l’uomo dalla loro posizione al centro dell’universo e diede inizio a una crisi radicale dell’intera cosmologia biblica. La dottrina della Chiesa Cattolica sembrava in pericolo irreversibile e ci vollero ben più di due secoli affinché il libro di Copernico fosse cancellato dall’Indice dei libri proibiti. Il processo d’accettazione ecclesiale di quella scoperta e il conseguente aggiornamento della comprensione biblica fu lungo, e costò la libertà di Galileo Galilei e le sofferenze di molti. Questi fatti furono infine riconosciuti dal papato stesso, quando nel ventesimo secolo chiese perdono “per l’uso della violenza che [certi nostri fratelli] hanno fatto nel servizio alla verità”.[1]

Quando più tardi, nel 1859, Charles Darwin pubblicava L’origine delle specie, scoprendo le basi della teoria dell’evoluzione, iniziava la seconda grande rivoluzione del pensiero e conseguente sfida per la Chiesa Cattolica. Mentre con Copernicus cadeva l’antica immagine del mondo basata sull’interpretazione biblica, con Darwin iniziava il declino della comprensione tradizionale della storia del mondo, che metteva in pericolo le certezze della cronologia biblica. Le grandi costanti dell’immagine biblica, dell’inizio e della fine, sembravano scivolare nell’indeterminatezza. L’uomo appariva come un essere in continua trasformazione. Tutta la comprensione del reale cambiava, esigendo che l’essere desse spazio al divenire. Si doveva risolvere il problema della coesistenza della creazione biblica con lo sviluppo evolutivo, che è possibile, contrariamente alle prime impressioni delle autorità ecclesiali. Anche la confrontazione ecclesiale con le scienze dell’evoluzione fu tortuosa, e si giunse solo alla fine del ventesimo secolo a riconoscere che la teoria dell’evoluzione è più che un’ipotesi scientifica,[2] e che perciò una fede religiosa che non voglia abbandonare la sua alleanza con la ragione umana non può evitare di integrarne le scoperte.

La rivoluzione copernicana ci obbligava a cambiare la comprensione dell’uomo nello spazio; la darwiniana richiedeva la nuova comprensione dell’uomo nella storia e nel tempo. Ambedue le rivoluzioni domandavano di rivedere le interpretazioni bibliche e le formulazioni teologiche che fino a quel punto avevano dato certezza alla mentalità dei credenti. Qualsiasi tentativo di verificarle oggettivamente suscitava nelle autorità ecclesiali il timore di tradire la verità rivelata. La difficoltà sembrava insuperabile, nutrendo i sospetti e i rifiuti delle scoperte scientifiche, per troppo tempo discreditate come “mode passeggere”, “ideologie inconciliabili con la fede” oppure discreditate come “ipotesi prive di certezze”. La paura era capace di paralizzare per anni l’avvio di un serio dialogo con la conoscenza umana aggiornata.

Nel ventesimo secolo le ricerche scientifiche hanno portato una terza rivoluzione epocale, che riguarda non più lo spazio dell’universo, né la storia dell’uomo, ma la sua dimensione più intima: la sua sessualità. La svolta del pensiero coinvolge ora la comprensione della persona stessa, la costruzione della sua identità, e la sua dignità come essere sessuale marcato dalla differenza degli orientamenti sessuali. Affrontare questa nuova sfida è probabilmente ancora più difficile delle due precedenti rivoluzioni, perché interpella quanto di più intrinseco nell’essere umano: cioè il suo essere in “se stesso” e “con gli altri”. Di nuovo le certezze secolari e le finora indiscutibili costanti della comprensione della realtà tremano davanti alla sfida posta da tali scoperte, rifugiandosi il più delle volte dietro il muro dell’impossibilità da parte della mens credente d’accettare gli sviluppi della conoscenza umana.

Nel passato erano poste in crisi la cosmologia e la storiografia biblica, ora sembra essere minacciata l’antropologia biblica. Di nuovo, il messaggio biblico pare a prima vista in contraddizione con le scoperte della ragione. La Bibbia sembra opporsi al fatto che la sessualità nella sua natura non si riduca alla sola eterosessualità, ma si diversifichi negli orientamenti sessuali, tra i quali esiste l’omosessualità. Come nel caso delle scoperte del sistema eliocentrico e dell’evoluzione delle specie, così anche riguardo l’odierna comprensione della sessualità umana, l’insormontabile contraddizione con il messaggio biblico è solo apparente. La Parola di Dio è infatti aperta e preparata ad accogliere i doni della ragione umana circa la sessualità e l’orientamento omosessuale in particolare. La Chiesa Cattolica, pertanto, è nuovamente chiamata a prendere coscienza di questa apertura della Parola rivelata che non ha timore dell’intelligibilità e razionalità del sapere umano. Davanti all’intelligentia fidei sta la sfida della terza rivoluzione epocale.

Il messaggio di sicura speranza nell’ora di certezze vacillanti

La Dichiarazione accademica sull’etica delle relazioni omosessuali basate sulla libertà e la fedeltà preparata sotto gli auspici del Wijngaards Institute for the Catholic Research coglie in modo profetico l’esigenza di questa ora della storia cristiana. La ricerca conclude che “non ci sono motivi, né dalle scienze né dalla Bibbia, per sostenere l’attuale insegnamento papale che ogni atto di rapporto sessuale ha un significato e una finalità procreativa, e che di conseguenza gli atti dello stesso sesso sono ‘intrinsecamente disordinati’ perché mancano di un significato e finalità procreative” (§1.5). Perciò, si raccomanda con urgenza che “le autorità competenti nella Chiesa Cattolica istituiscano un processo consultativo ufficiale per cercare l’opinione di teologi cristiani ed esperti in altre discipline rilevanti riguardo l’etica delle relazioni omosessuali” (§2.1). In un tale trasparente processo di studio ecclesiale, le autorità scientifiche consultate dovrebbero rappresentare il punto di vista della maggioranza delle comunità accademiche pertinenti. Alla responsabilità delle autorità ecclesiali competenti spetta il dovere di un nuovo pronunciamento che riveda l’odierna posizione dottrinale e morale alla luce dell’attuale conoscenza scientifica e biblica. La presente ricerca può essere considerata il primo passo in questo processo di maturazione.

Anche nel caso che l’autorità magisteriale della Chiesa non avesse la piena certezza circa la conoscenza umana e biblica sull’omosessualità, non si potrà negare almeno l’esistenza di fondati dubbi e serie perplessità circa la validità dell’attuale sistematizzazione del sapere ecclesiale sulla sessualità. Il compito di affrontare le giustificate obiezioni delle scienze e degli studi biblici in un ambito tanto vitale come la sessualità non potrà essere lasciato dalla comunità dei credenti alle prossime generazioni. Si comprende, pertanto, l’urgenza di una seria e oggettiva confrontazione da parte della Chiesa con l’intelligibilità dell’orientamento sessuale. La capacità omosessuale, come quella eterosessuale, non è una “tendenza”, risultato d’una scelta dell’individuo, di qualche difetto o fattore fuori del naturale. È invece la naturale capacità di ogni persona per una profonda attrazione emotiva, affettiva e sessuale verso, e di relazioni intime e sessuali con, individui del sesso diverso o dello stesso sesso. Oggi non ci sono più dubbi che l’orientamento sessuale è ormai molto più che una ipotesi scientifica ed esige di essere considerato con dovuta serietà razionale anche da parte della riflessione teologica.

Si può percepire che la necessità di un’auspicata revisione da parte della Chiesa è intrinseca anche alla stessa posizione ecclesiale ufficiale. Oggigiorno sta diventando sempre più frequente l’ammettere che le certezze passate siano superate, e ciò può illustrarsi con il seguente esempio. Mentre il recente documento sull’antropologia biblica della Pontificia Commissione Biblica riconosce definitivamente che il brano biblico di Gen 19,1-29 non ha nulla a che vedere con l’omosessualità,[3] il Catechismo della Chiesa Cattolica, vincolante per tutti i cattolici, utilizza quel brano come il primo passo biblico per condannare l’omosessualità come una depravazione grave.[4] È solamente una delle inconsistenze dogmatiche che esigono ormai un ripensamento totale della condanna, come auspicato dalla Dichiarazione Accademica, e che non potranno accontentarsi di conservare intatta la logica della condanna con una semplice cancellazione del principale locus responsabile di una secolare interpretazione dell’omosessualità nel mondo biblico e post-biblico.

La Dichiarazione accademica sull’etica delle relazioni omosessuali libere e fedeli dimostra puntualmente che l’intera argomentazione biblica ritenuta fondante per la condanna dell’omosessualità non può essere più considerata tale alla luce dello sviluppo delle scienze umane e degli studi biblici. In questo senso, la Dichiarazione fa proprio e sviluppa l’altro principio riconosciuto dal summenzionato documento della Pontificia Commissione Biblica: “la Bibbia non parla dell’inclinazione erotica verso una persona dello stesso sesso, ma solo degli atti omosessuali. E di questi tratta in pochi testi, diversi fra loro per genere letterario e importanza”.[5] Effettivamente il mondo biblico non poteva conoscere l’orientamento omosessuale come una caratteristica essenziale della sessualità umana. “Mentre gli autori biblici sapevano che alcune persone erano impegnate in attività sessuali dello stesso sesso, è improbabile che qualcuno di essi fosse a conoscenza che alcune persone avevano quello che oggi viene definito ‘orientamento omosessuale’, vale a dire un’attrazione sessuale innata, esclusiva e permanente allo stesso sesso”.[6] Per l’etica, come per l’antropologia, il livello della conoscenza sull’identità sessuale rappresenta un evidente problema: non si può concludere una precisa valutazione etica di atti di natura sessuale senza un’adeguata comprensione della natura sessuale del soggetto degli atti stessi (agitur sequitur esse). Una legislazione, come quella biblica, costruita in base a una conoscenza della sessualità propria del suo tempo necessita di essere rivisitata in base agli sviluppi della conoscenza circa l’identità sessuale di cui disponiamo oggi.

A favore della persona umana

Esiste un’importante differenza tra lo sviluppo conoscitivo sulla nostra sessualità e quello sul sistema solare o sull’evoluzione delle specie. Nel passato le novità scientifiche potevano rimanere, tutto sommato, questioni di non primaria importanza per la maggior parte delle persone nella loro vita ed esperienza di fede quotidiane. Diversamente, oggi la comprensione della sessualità interpella in prima persona ogni essere umano e coinvolge direttamente il suo vissuto quotidiano di relazioni interpersonali, familiari, sociali ed ecclesiali; la vita sentimentale e soprattutto la positiva accettazione di se stessi, della propria identità e dignità. Da questo punto di vista, c’è molta più urgenza da parte della religione nell’affrontare la questione dell’omosessualità rispetto al suo dovere di confronto con i movimenti dei pianeti o l’evoluzione delle specie. La vita degna delle persone, la maturità affettiva e psicosessuale, libera da ingiustificati conflitti di coscienza, la corretta comprensione dei diritti e doveri legati alla sessualità, non possono aspettare a lungo una risposta religiosa coerente con l’aggiornato sapere umano e biblico.

La rigorosa ricerca offerta dalla Dichiarazione accademica è lungi da essere esclusivamente una prova di alta competenza e di sofisticata arte esegetica e teologica, poco accessibile a non specialisti. In realtà, dietro l’accademia stanno le persone e l’accademia si pone empaticamente da parte delle persone, specialmente quando rappresentano la minoranza, quegli “ultimi” che sono e devono essere anche la prima preoccupazione della Chiesa. Quando le persone soffrono, perché si sentono discriminate e perseguitate, rifiutate o marginalizzate a causa di dottrine, leggi e discipline le cui giustificazioni ormai presentano molto più che fondati dubbi, l’attenta ed empatica revisione da parte delle autorità ecclesiali competenti è dovere religioso e cristiano.

Un dono e un impegno per la Chiesa

La Dichiarazione accademica sull’etica delle relazioni omosessuali libere e fedeli è un dono e un impegno per la Chiesa voluta dal papa Francesco. Gli esegeti e i teologi nella coscienza del proprio dovere scientifico e cristiano si rivolgono a quella “Chiesa ‘in uscita’ [che] sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura”[7] e desiderano aiutare a maturare “il giudizio della Chiesa”, che “ha bisogno di crescere nella sua interpretazione della Parola rivelata e nella sua comprensione della verità”,[8] perché “la dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva”.[9]

Presentando alla Chiesa il progresso delle scienze umane e bibliche, i firmatari compiono l’atto di onestà intellettuale e di fiducia nella Chiesa descritta con slancio profetico dal papa Francesco:

La Chiesa non pretende di arrestare il mirabile progresso delle scienze. Al contrario, si rallegra e perfino gode riconoscendo l’enorme potenziale che Dio ha dato alla mente umana. Quando il progresso delle scienze, mantenendosi con rigore accademico nel campo del loro specifico oggetto, rende evidente una determinata conclusione che la ragione non può negare, la fede non la contraddice.[10]

Il papa stesso anticipa una positiva risposta ecclesiale alle competenti richieste:

l’ascolto dev’essere il primo passo, ma bisogna farlo con la mente e il cuore aperti, senza pregiudizi. (…) Se io devo ascoltare, devo accettare la realtà come è, per vedere quale dev’essere la mia risposta (…) senza preconcetti o posizioni precostituite, pre-decisioni dogmatiche. (…) Ascoltare è lasciarsi colpire dalla realtà.[11]

La presente ricerca accademica affronta la realtà più intima della persona umana, e “la realtà è superiore all’idea”[12]:

La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma. (…) L’idea – le elaborazioni concettuali – è in funzione del cogliere, comprendere e dirigere la realtà.[13]

Oggi la preziosa “idea” vivente, che per i credenti è la dottrina della Chiesa, trova davanti a sé la sfida antropologica della sessualità. Il papa Francesco la coglie con piena consapevolezza:

La comprensione dell’uomo muta col tempo, e così anche la coscienza dell’uomo si approfondisce. Pensiamo a quando la schiavitù era ammessa o la pena di morte era ammessa senza alcun problema. Dunque si cresce nella comprensione della verità. (…) Del resto, in ogni epoca l’uomo cerca di comprendere ed esprimere meglio se stesso. E dunque l’uomo col tempo cambia il modo di percepire se stesso. (…) Nel pensare l’uomo, dunque, la Chiesa dovrebbe tendere alla genialità, non alla decadenza. (…) Il pensiero della Chiesa deve recuperare genialità e capire sempre meglio come l’uomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento.[14]

Accogliere le scienze umane sulla sessualità e confrontarle seriamente con la Parola rivelata, con il competente aiuto di esegeti, teologi e scienziati, fa parte dell’auspicata genialità della Chiesa capace di coraggio e profezia evangelica. Solo una tale forte identità spirituale permette di comprendere nuovamente ciò che potrebbe sembrare addirittura impossibile d’essere visto in maniera nuova, come in passato sembrava inimmaginabile poter riconciliare le scoperte del cattolico Copernico e dell’anglicano Darwin con la verità della loro e nostra fede.

Il confronto della verità rivelata, di cui la comunità dei credenti è custode, con le scienze umane ed esegetiche nel campo della sessualità, solidamente presentate dall’Academic Statement, permetterà di consolidare e migliorare l’attuale concettualizzazione della fede cristiana e la sua visione dell’essere umano creato dal e per l’Amore di Dio. L’odierna comprensione scientifica degli innati orientamenti sessuali ci aiuta ad afferrare quale è il vero punto di partenza e l’essenza stessa dell’antropologia religiosa: la persona creata a immagine di Dio, che è la pura Relazionalità d’Amore. La Bibbia non fissa la questione scientifica di come è strutturata la sessualità, ma ci insegna il punto di partenza e lo scopo ultimo a cui deve servire la sessualità umana: l’amore. A suo tempo il credente Galileo Galilei difese l’idea che la Bibbia ci insegna come si vada in Cielo e non come vada il Cielo. Il primo è il compito proprio della religione, il secondo spetta alla competenza delle scienze. Oggi siamo chiamati a seguire lo stesso principio nei confronti dell’universo della sessualità umana: la Bibbia ci insegna come si realizza la propria sessualità nell’amore e non come è stata formata nella sua natura differenziata. Il primo è il prezioso compito della religione, nel secondo arriva l’indispensabile aiuto delle scienze umane.

Krzysztof Charamsa
Teologo e filosofo
Barcelona, Spagna

Note della prefazione

[1] Giovanni Paolo II, “Omelia per la giornata del perdono dell’anno santo 2000”, 12 marzo 2000, accessibile a http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2000/documents/hf_jp-ii_hom_20000312_pardon.html.

[2] Giovanni Paolo II, “Messaggio ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze”, 22 ottobre 1996, n. 4, http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/pont_messages/1996/documents/hf_jp-ii_mes_19961022_evoluzione.html.

[3] Pontificia Commissione Biblica, Che cosa è l’uomo? Un itinerario di antropologia biblica (Vatican City: Libreria Editrice Vaticana, 2019), nn. 186-188, pp. 162-65.

[4] Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), n. 2357.

[5] Che cosa è l’uomo?, n. 185, p. 161.

[6] Interim Research Report, n. 5.1.

[7] “Esortazione apostolica Evangelii gaudium sull’annuncio del vangelo nel mondo attuale” [Evangelii gaudium], 24 novembre 2013, n. 24, http://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html.

[8] Evangelii gaudium, n. 40.

[9] Papa Francesco, “Discorso al V Congresso della Chiesa Italiana, 10 novembre 2015, par. 14, http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/november/documents/papa-francesco_20151110_firenze-convegno-chiesa-italiana.html.

[10] Evangelii gaudium, n. 243.

[11] Papa Francesco, “Discorso ai redattori e ai collaboratori della rivista ‘Aggiornamenti sociali’”, 6 dicembre 2019, par. 3.4.3, http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/december/documents/papa-francesco_20191206_rivista.html.

[12] Evangelii gaudium, nn. 231-32.

[13] Ibid.

[14] Antonio Spadaro, “Intervista al Papa Francisco,” 19 agosto 2013, par. 96-99: “Come l’uomo comprende se stesso”, http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/september/documents/papa-francesco_20130921_intervista-spadaro.html.

Introduzione

“La dottrina morale cattolica [a proposito dell’omosessualità] verrà intellettualmente emarginata se eviterà di confrontarsi con le esperienze vissute e le scienze umane che riflettono su di essa.

Inoltre, il dialogo con le discipline esegetiche, teologiche e morali e le loro scoperte degli ultimi decenni non deve precludere aprioristicamente di poter imparare sempre di più.”

Monsignor Franz-Josef Overbeck, vescovo cattolico di Essen, Germania, 2019

 

Gli ultimi decenni sono caratterizzati da una sempre più ampia accettazione delle persone LGBT. Tale cambiamento spiega “perché la questione morale dell’omosessualità non verta più sulla sua accettabilità, bensì sull’opposizione della Chiesa [Cattolica], sull’omofobia della Chiesa [Cattolica]”.[1] L’attuale magistero papale condanna fortemente gli atti omosessuali, in quanto sarebbero sempre “intrinsecamente disordinati” (Persona humana, n. 8). Questo punto del magistero viene ribadito nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), il documento ufficiale che deve istruire tutti i cattolici sulle basi della loro fede, e viene reiterato attraverso la rete mondiale costituita dalle parrocchie, dalle scuole e dalle università cattoliche etc. Dato che i membri della Chiesa Cattolica sono molto numerosi, molto numerose sono anche le persone raggiunte da tale dottrina, e quindi è grande il danno inflitto alle persone LGBT di tutto il mondo. Le persone LGBT sono ancora oggigiorno regolarmente vittime di discriminazioni, di maltrattamenti verbali e fisici, di abusi sul luogo di lavoro, di licenziamenti, tutte cose che possono portare anche alla morte.

L’esposizione ufficiale più completa del punto di vista cattolico sul tema risale al 1986.[2] La condanna, da parte della Chiesa, degli atti omosessuali, si basa su due argomentazioni principali: che la Bibbia li proibisce, e che sono biologicamente sterili, ovvero incapaci di “procreazione”, che viene considerata la “finalità” necessaria di ogni rapporto sessuale, senza eccezioni. Perciò, il Magistero pontificio ne conclude che “l’orientamento omosessuale” è “oggettivamente disordinato” (CCC, n. 2358), che “gli atti omosessuali” sono “intrinsecamente disordinati” (CCC, n. 2357), e che le “unioni omosessuali” sono dannose per tutte le persone coinvolte.

Queste asserzioni molto forti sono esposte senza quasi nessun tentativo di giustificarle in modo probante, nonostante il Magistero papale asserisca esplicitamente e ripetutamente di essere accessibile alla ragione umana e in accordo con le scienze naturali.

Oggi ci troviamo in una posizione più favorevole rispetto all’epoca in cui sono state formulate quelle asserzioni. La biologia, la psicologia, la sociologia e la genetica hanno compiuto significativi passi avanti nella comprensione delle cause, degli scopi e delle conseguenze dell’orientamento sessuale. La legalizzazione del matrimonio omosessuale in molti Paesi (inclusi molti dei Paesi in cui i cattolici hanno un impatto significativo nella società e nella politica) ci offre ulteriori spunti per valutare quanto dice il Magistero sulle conseguenze sociologiche delle relazioni omosessuali.

Lo stesso può dirsi degli studi biblici che vertono su quanto la Bibbia afferma a proposito del significato e degli scopi della sessualità umana in generale, e dei comportamenti omoerotici in particolare. È significativo che le argomentazioni bibliche portate a sostegno della condanna delle relazioni omosessuali siano condivise da altre grandi Chiese cristiane, dove tali argomentazioni giocano spesso un ruolo cruciale. Per esempio, la Bibbia è la ragione per cui, nel 2013, il “Gruppo di lavoro della Camera dei Vescovi sulla sessualità umana”, promosso dalla Chiesa d’Inghilterra, non ha potuto pronunciarsi all’unanimità sul tema delle relazioni omosessuali in quella che, ad oggi, costituisce una delle ricerche più complete sulla sessualità umana e il matrimonio mai commissionata da una Chiesa cristiana.[3]. Uno degli otto membri del gruppo di lavoro, un vescovo, si è rifiutato, in base ad argomentazioni tratte dalla Bibbia, di avallare le conclusioni del rapporto, e ha spiegato le sue ragioni in una dichiarazione allegata al rapporto stesso.[4] La Bibbia costituisce un forte fattore di divisione anche nel rapporto di recente pubblicazione “Living in Love and Faith”, a cura della Camera dei Vescovi del Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra.[5]

Per molti leader cristiani un’analisi sistematica di quei testi biblici equivale a mettere in dubbio quella che per essi è una condanna chiara e inequivocabile degli atti omosessuali. Per questo la Bibbia rimane uno dei maggiori ostacoli alla riforma della dottrina, non solo per il cattolicesimo, ma anche per molte altre denominazioni cristiane.

In tutta la Bibbia, solamente cinque brevi passi vengono considerati probabilmente relativi ai comportamenti omoerotici consensuali, i cosiddetti “clobber texts”: due versetti paralleli di Levitico, e tre passi presi dalle lettere dell’apostolo Paolo, versetti citati all’infinito in moltissimi documenti ufficiali come giustificazioni bibliche della proibizione delle relazioni omosessuali.

È forte l’influenza di tali testi, che arriva anche alla cultura popolare. Nel 2000 una famosa serie TV sulla politica americana, “The West Wing”, sentì la necessità di mostrare un breve ma sentito discorso, da parte di quello che nella serie era il Presidente degli Stati Uniti, che criticava le interpretazioni di Levitico 18:22 discriminatorie verso i gay.[6] Tale discorso, basato su una email che circolava molto all’epoca, da allora è diventato un meme ancora oggi assai popolare sul web, vent’anni dopo essere stato trasmesso per la prima volta in TV.

Altro episodio: nel febbraio 2016 Manny Pacquiao, allora deputato parlamentare filippino e stella mondiale del pugilato, fece scalpore postando su Instagram il versetto di Levitico 20:13 assieme a Levitico 18:22 e 1 Corinzi 6:9. Di tale post si parlò in tutto il mondo: come scrisse il Los Angeles Times, “Il post di Pacquiao fu visibile per circa due ore, ricevendo più di 18.000 like prima di essere cancellato”.[7] Più tardi Pacquiao postò ancora su Instagram scusandosi per l’accaduto, ma ribadì anche “Sono contro il matrimonio omosessuale, perché la Bibbia non lo approva”.[8] E il suo non è un caso isolato. Nell’aprile 2019 il campione australiano di rugby Israel Folau scrisse sul suo profilo Instagram, seguito da più di 360.000 persone, che “gli omosessuali” saranno condannati “all’inferno” a meno che non si “pentano”.[9] Folau reagì alle critiche ribadendo “Sto dalla parte della Bibbia”.[10] Fu poi allontanato dalla sua squadra, e la Lobby Cristiana Australiana raccolse 2 milioni di dollari australiani in 48 ore per pagare le spese legali nella causa che il rugbysta intentò.[11]

Date le conseguenze, molto varie ma reali, che tali interpretazioni bibliche possono avere sulle vite delle persone LGBT in tutto il mondo, metterle alla prova è una necessità sempre più stringente. Negli ultimi anni le scienze bibliche hanno fatto passi da gigante il tal senso, di cui non è possibile sopravvalutare il potenziale rivoluzionario, in quanto capovolgono l’interpretazione tradizionale di tutti i cinque passi sopra citati. Per questo è finalmente possibile confermare che i due versetti chiave di Levitico (e più in generale, tutta la Bibbia ebraica) non proibiscono, né tanto meno condannano, le relazioni omosessuali basate sulla libertà e la fedeltà. Stessa cosa si può dire, con un buon grado di sicurezza, dei tre passi tratti dalle lettere dell’apostolo Paolo.

È importante notare come gran parte di queste cruciali ricerche siano state pubblicate solamente negli ultimi due anni (l’analisi più completa mai pubblicata dei due versetti di Levitico è stata pubblicata solamente nel marzo 2020), e come siano tutt’ora note solo negli ambienti accademici: non sono mai state prese in esame da leader ecclesiastici, né in documenti ufficiali, né divulgate dai media.[12]

La ricerca su cui si basa questa dichiarazione accademica fornisce un’analisi critica di tali studi biblici. La dichiarazione è composta da un conciso “Sommario delle conclusioni”, seguito dalle “Raccomandazioni”. Ambedue le sezioni sono approvate da tutti i membri del gruppo di lavoro editoriale, i cui nomi compaiono come firmatari al termine delle Raccomandazioni.

La terza e ultima sezione si intitola “Valutazione degli argomenti ufficiali del Magistero contro le relazioni omosessuali”: offre una descrizione più dettagliata rispetto alla prima sezione per quanto riguarda le posizioni espresse dai documenti pontifici. Il tutto è stato valutato e approvato (peer-reviewed) da tutti i firmatari.

Uno degli obiettivi dello studio e della dichiarazione accademica che lo accompagna è far conoscere a sempre più persone le scoperte delle scienze bibliche e di altre importanti discipline e portarle a conoscenza della gerarchia cattolica, e in particolare delle istituzioni vaticane più importanti. Ci auguriamo che anche altre Chiese cristiane, tra quelle che discutono della valenza morale delle relazioni omosessuali, trovino di loro interesse il nostro studio, che ovviamente rimane aperto ad eventuali aggiornamenti nel caso emergessero elementi nuovi.

Il gruppo di lavoro del Wijngaards Institute, ottobre 2020

1. Sommario delle conclusioni

[13]

1.1 Alcune persone hanno un orientamento non eterosessuale

Si definisce orientamento sessuale il grado di attrazione sessuale verso le persone del sesso opposto, dello stesso sesso o di ambedue i sessi, che si manifesta nell’eccitamento sessuale fisiologico in presenza di stimoli erotici femminili o maschili. L’attrazione sessuale è la motivazione che stimola il comportamento sessuale, e ambedue influenzano l’identità sessuale. Non esistono prove che un individuo possa coscientemente alterare la sua eccitazione genitale, e così modificare il proprio orientamento e/o identità sessuale.

L’orientamento sessuale si forma in massima parte durante la gravidanza, in base a fattori genetici e ormonali, più che sociali. In una minoranza significativa di casi, tale orientamento è non eterosessuale. Alla pari di altre forme di non eterosessualità, l’omosessualità “è una variante naturale nello spettro della sessualità umana”.[14]

Dato che l’orientamento sessuale è determinato in massima parte da fattori genetici e ormonali che agiscono durante la gravidanza, esso non è il risultato di una libera scelta: le persone non eterosessuali non sono più responsabili del loro orientamento sessuale di quanto lo siano le persone eterosessuali.

1.2. L’insegnamento papale

L’attuale Magistero pontificio condanna l’orientamento omosessuale in quanto “oggettivamente disordinato”, e gli atti omoerotici in quanto sempre “intrinsecamente disordinati” (Persona Humana §8, Homosexualitatis Problema §3, e Catechismo della Chiesa Cattolica §2358).

Il Magistero fornisce due tipi di argomentazioni a sostegno del suo giudizio, ambedue non sostenute dall’evidenza pertinente.

1.3. L’argumento biologico.

Gli atti omoerotici sono “intrinsecamente disordinati” in quanto non sono in grado di procreare biologicamente, che viene considerato “finalità essenziale e indispensabile” di ogni atto sessuale, senza eccezioni (Persona Humana §8, cfr. anche Homosexualitatis Problema §7, Humanae Vitae §3, Catechismo della Chiesa Cattolica §§2357, 2366).

Tuttavia, le scienze naturali dimostrano come la grande maggioranza dei rapporti sessuali eterosessuali siano privi della capacità biologica di procreare, e perciò non possono avere come “finalità” loro propria la procreazione. Sotto questo punto di vista, gli “atti” non eterosessuali non sono diversi dalla grande maggioranza degli “atti” eterosessuali, in quanto biologicamente incapaci di procreare.

Oltretutto, l’attuale Magistero considera sempre legittimi i rapporti sessuali all’interno del matrimonio, anche quando non vi è nessuna possibilità di procreare (Humanae Vitae §11); per questo motivo la teologia cattolica e il diritto canonico affermano come la capacità biologica di procreare non sia affatto necessaria per il matrimonio sacramentale: “La sterilità né proibisce né dirime il matrimonio” (Codex Iuris Canonici §1084.3).

I rapporti sessuali, e in generale l’istituto del matrimonio, hanno altri fini morali oltre alla procreazione; perciò, anche gli atti e le relazioni non eterosessuali possono avere gli stessi fini morali al di là della procreazione, ed è quindi scorretto condannarli in quanto “intrinsecamente cattivi” perché incapaci di procreazione biologica, o non “aperti […] alla trasmissione della vita” (Humanae Vitae §11, Catechismo della Chiesa Cattolica §2366).

1.4. L’argomento biblico.

Secondo il Magistero pontificio, la Bibbia condannerebbe gli atti omoerotici; i passi che lo dimostrerebbero sono, nella Bibbia ebraica, Genesi 19-1:29, Levitico 18:22 e il suo passo parallelo Levitico 20:13; e nel Nuovo Testamento, Romani 1:26-27, 1 Corinzi 6:9-10 e 1 Timoteo 1:10.

Tuttavia, tali versetti fanno riferimento a tipologie specifiche di atti omoerotici maschili, e nessuno di essi condanna le relazioni omosessuali maschili in generale (cfr. §3 per un sommario delle ricerche più recenti).

Nel mondo in cui abitavano gli autori della Bibbia gli atti omoerotici maschili si esprimevano all’interno di relazioni che erano solitamente temporanee (quindi non erano per la vita), non libere e basate spesso sullo sfruttamento a causa della disparità di età, posizione sociale e potere. Nessun passo della Bibbia che condanna gli atti omoerotici maschili, dunque, è utile per valutare la moralità delle relazioni omosessuali maschili basate sulla libertà e la fedeltà.

È anche significativo il fatto che nessun passo della Bibbia condanni esplicitamente i comportamenti omosessuali femminili.

Infine, in nessun passo della Bibbia la procreazione è un requisito necessario di ogni singolo rapporto sessuale, o della vita di coppia; la Bibbia sottolinea il fatto che la sessualità umana in generale, e il matrimonio in particolare, esistono non di meno per la compagnia e l’aiuto reciproco (Genesi 2:18, 24).

1.5. Conclusioni

Non ci sono basi, né nelle scienze, né nella Bibbia, per sostenere l’insegnamento papale attuale secondo cui ogni atto sessuale, senza eccezione, possederebbe un significato e una finalità procreativa, e che di conseguenza gli atti omoerotici sarebbero “intrinsecamente disordinati” in quanto ne sarebbero privi.

I criteri usati per valutare, dal punto di vista morale, le relazioni omosessuali e gli atti omoerotici dovrebbero essere gli stessi usati per valutare, dal punto di vista morale, le relazioni e gli atti eterosessuali.

Le relazioni omosessuali possono essere tanto feconde e benedette quanto le relazioni eterosessuali; possono soddisfare una o più delle finalità non concezionali della sessualità umana: il piacere, l’amore, il conforto, la festa, l’amicizia e la compagnia.

2. Raccomandazioni

2.1. Processo di consultazione ufficiale

Date le conseguenze dannose della dottrina cattolica sulle persone dall’orientamento non eterosessuale, data la portata globale delle istituzioni cattoliche, e dato che il tema ha già ricevuto un’ampia attenzione da parte degli studiosi, raccomandiamo urgentemente alle autorità competenti della Chiesa Cattolica di stabilire un processo di consultazione ufficiale per sollecitare l’opinione dei teologi cristiani ed esperti in discipline afferenti al tema dell’etica delle relazioni omosessuali.

Indipendentemente dal processo di consultazione, le opinioni così raccolte dovrebbero essere indipendenti e rappresentative della maggioranza delle relative comunità accademiche, per potere poi essere rese pubbliche.

In caso di mancanza di unanimità, i nomi e le argomentazioni di chi dissente dovrebbero essere resi pubblici.

Il presente documento può essere considerato il primo passo del lavoro di tale processo consultativo.

2.2. Documento Ufficiale del Magistero

Nel caso che le prove e le argomentazioni contenute nel rapporto del Wijngaards Institute dovessero essere accettate dalla commissione, un documento ufficiale del Magistero dovrebbe revocare la condanna senza appello delle relazioni non eterosessuali per la vita e basate sulla libertà e la fedeltà, e stabilire i criteri per la loro valutazione morale, l’accompagnamento pastorale e la celebrazione liturgica.

2.3. Conferenze episcopali

Indipendentemente dall’emanazione di un documento da parte del Pontefice, le conferenze episcopali nazionali dovrebbero raccomandare agli istituti cattolici di cessare immediatamente ogni pratica discriminatoria nei confronti dei dipendenti non eterosessuali.

2.4. Eliminazione delle pratiche discriminatorie

L’accettazione della Humanae Vitae e della Homosexualitatis Problema come segno di ortodossia deve essere eliminata dalle procedure di selezione dei vescovi, dei candidati al sacerdozio, e del personale degli istituti cattolici.

2.5. Restituzione

Ove possibile, i danni alla carriera dei dipendenti degli istituti cattolici e degli studiosi cattolici che sono stati censurati per essersi pronunciati a favore delle relazioni omosessuali a vita e basate sulla libertà e la fedeltà devono essere riconosciuti e corretti.

3. Valutazione delle argomentazioni del Magistero pontificio contro le relazioni omosessuali

Questa sezione offre una esposizione più dettagliata delle scoperte in questo campo, in particolare per quanto riguarda la posizione ufficiale del Magistero pontificio. Anche questa sezione è stata controllata e approvata da tutti gli autori e i firmatari della dichiarazione accademica.

3.1. L’argomento della “legge naturale”: le relazioni omosessuali sono immorali in quanto sterili [RR §2]

Il Magistero papale afferma che le relazioni omosessuali sono incapaci di procreare in senso biologico, che sarebbe il fine “naturale” ed essenziale di ogni rapporto sessuale: “L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita…” (Homosexualitatis Problema §7), e quindi “non sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana” (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali §7).

Questo si basa sulla convinzione che le “leggi del processo generativo” (Humanae Vitae §13, cfr. §10) mostrino come ogni rapporto sessuale, senza eccezioni, abbia come “finalità” e “significato” naturali la procreazione (Humanae Vitae §§3, 12). Da questo si deduce la necessità morale, per le coppie che hanno un rapporto sessuale, di essere sempre aperte alla procreazione.

Tale argomentazione contiene i due seguenti errori.

3.2. Gli errori dell’argomentazione della “legge naturale”

3.2.1. Nessun atto sessuale è “capace” di procreazione biologica in modo indipendente, e quindi non è sostenibile che debba sempre avere la procreazione come finalità [RR §4.1].

La relazione causale tra l’inseminazione (o tra un trattamento di fertilità) e la procreazione non è una relazione necessaria, bensì statistica: se così non fosse, ogni atto di inseminazione sfocerebbe in un concepimento.

Di conseguenza, la “capacità” biologica di procreazione di un dato rapporto sessuale eterosessuale è relativa, vale a dire statisticamente dipendente da numerose condizioni. Nessun atto sessuale eterosessuale  è “capace” di procreazione biologica in modo indipendente, e quindi non è sostenibile che debba sempre avere la procreazione come “finalità”.

In pratica, questo significa che la grande maggioranza dei rapporti sessuali eterosessuali non ha né la capacità biologica di procreare, né una finalità rivolta in tal senso, e sotto questo punto di vista è identica agli atti sessuali non eterosessuali.

3.2.2. L’argomento del Magistero contraddice il punto di vista biblico, secondo cui la sessualità umana ha molteplici finalità [RR §4.6].

La Bibbia ebraica afferma che tra le finalità della sessualità umana troviamo la compagnia, l’aiuto reciproco (Genesi 2:18, 24) e il piacere fisico (Cantico dei Cantici 5:1; Proverbi 5:18-19).

È significativo che di procreazione non si parli nell’importante passo di Genesi 2:18-24. In Genesi 1:28 la procreazione viene definita una benedizione. Nel Nuovo Testamento, d’altro canto, né la capacità, né l’intenzione di procreare vengono citate come requisiti essenziali del matrimonio o di ogni atto sessuale.

Perciò, l’assioma magisteriale secondo cui “l’apertura alla procreazione” è un requisito essenziale di ogni rapporto sessuale, senza eccezioni, non è conforme a quanto insegna la Bibbia.

In breve, la Bibbia contempla, per gli atti sessuali, dei fini morali diversi dalla procreazione; gli atti sessuali non eterosessuali possono quindi avere tali fini morali.

3.2.3. Varie discipline scientifiche confermano come la sessualità umana abbia importanti finalità distinte dalla procreazione [RR §§4.3-4.4].

Il fatto che la sessualità umana abbia dei fini indipendenti dalla procreazione, e miranti soprattutto a rafforzare la coppia, è confermato dagli studi sulla riproduzione umana della biologia evoluzionista, come anche, ma non solo, dalla psicologia e dalla sociologia.

3.2.4. La contraddizione con la maggior parte dei teologi cattolici, con il diritto canonico e lo stesso Magistero pontificio, secondo cui l’infertilità non è un ostacolo al matrimonio [RR §4.5].

La maggior parte dei teologi cattolici e il Codice di diritto canonico, in accordo con le fonti bibliche, affermano che la capacità biologica di procreare non è necessaria al matrimonio sacramentale: “La sterilità né proibisce né dirime il matrimonio” (Codex Iuris Canonici §1084.3).

D’altro canto nel 1951 papa Pio XII affermò che le coppie eterosessuali (sposate) fertili potevano essere sollevate dal dovere della procreazione, anche per tutta la durata della vita coniugale, se avessero avuto serie problematiche “mediche, eugenetiche, economiche o sociali”.

Nel 1968 Paolo VI ribadì tale posizione, aggiungendo che “Questi atti […] non cessano di essere legittimi se, per cause mai dipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi” (Humanae Vitae §11).

Nel documento, emanato nel 2016, che riassume le conclusioni del Sinodo Internazionale dei Vescovi, anche papa Francesco ha condannato il modo di presentare il matrimonio “in modo tale che il suo fine unitivo, l’invito a crescere nell’amore e l’ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione” (Amoris Laetitia §36).

Si osserva poi che la “procreazione” e la “maternità”[16] non sono una “realtà esclusivamente biologica” (Amoris Laetitia §178) e che “non sono gli unici modi di vivere la fecondità dell’amore”, in quanto la fecondità può essere espressa anche attraverso l’adozione, o semplicemente contribuendo alla società (Amoris Laetitia §181). Le coppie non eterosessuali, alla pari delle coppie eterosessuali, possono esprimere tale fecondità.

3.2.5. Affermazioni prive di riscontri sulle conseguenze dannose delle unioni omosessuali sui partner, i bambini e la società.

L’insegnamento papale afferma anche che le unioni omosessuali sarebbero “nocive” per le persone coinvolte e per “il retto sviluppo della società umana”, oltre a “fare violenza” al “loro pieno sviluppo umano” (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali §§7-8). Tali affermazioni non sono confermate dai dati psicologici e sociologici attualmente disponibili.

3.2.6. Conclusioni

Ciò che le scienze umane ci dicono sulle molteplici finalità e significati della sessualità umana contraddice l’assoluta condanna vaticana di ogni tipo di atto omoerotico.[17] Il fatto che le relazioni omosessuali non siano “in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana” (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali §7) non le rende intrinsecamente immorali. Proprio come le relazioni eterosessuali, esse sono in grado di essere feconde in senso ampio, per i partner, per i figli che possono procreare, adottare o avere in affidamento, e per la società in generale.

3.3. Gli errori nell’interpretazione vaticana dei passi biblici riguardanti i comportamenti omoerotici

3.3.1. Il secondo argomento del Magistero per proibire gli atti omosessuali afferma che essi sarebbero condannati in alcuni, selezionati, passi biblici: Genesi 19:1-29, Levitico 18:22 e il suo parallelo 20:13; 1 Corinzi 6:9-10; 1 Timoteo 1:10 e Romani 1:26-27.

3.3.2. L’omosessualità femminile. Tutti questi versetti si riferiscono solamente ai comportamenti omoerotici maschili; in nessun punto della Bibbia i comportamenti omoerotici femminili vengono esplicitamente proibiti o condannati. È molto significativa l’assenza di tale condanna dal codice di purità rituale, che elenca vari comportamenti sessuali proibiti, sia da parte di uomini che di donne (Levitico 18:1-30). Nel Nuovo Testamento, Romani 1:26 menziona, senza specificarli, i “rapporti contro natura” delle donne; come viene discusso in §3.3.7, si tratta di un probabile riferimento alle donne dell’epoca antidiluviana, che avevano avuto rapporti sessuali con esseri angelici (Genesi 6:1-4).

3.3.3 Nessun passo biblico che fa riferimento ai comportamenti omoerotici è rilevante per la valutazione morale delle relazioni omosessuali basate sulla libertà e la fedeltà. Nel mondo in cui abitavano gli autori della Bibbia gli atti omoerotici maschili si esprimevano all’interno di relazioni che erano solitamente temporanee (quindi non erano per la vita), non libere e basate spesso sullo sfruttamento a causa della disparità di età, posizione sociale e potere. Nessun passo della Bibbia che condanna gli atti omoerotici maschili, dunque, è utile per valutare la moralità delle relazioni omosessuali maschili basate sulla libertà e la fedeltà [RR §5.1].

3.3.4 Genesi 19:1-29. Interpretare questo evento come una condanna degli atti omoerotici maschili significa andare contro il testo biblico. Questo passo non descrive un atto sessuale consensuale, bensì un tentato stupro di gruppo da parte degli uomini di Sodoma sugli ospiti angelici di Lot, un atto malvagio che è anche una rottura del dovere dell’ospitalità (versetti 7-8). Né fu questo particolare evento a decidere del destino di Sodoma: Dio aveva già in precedenza deciso di distruggere Sodoma e Gomorra, in quanto tutti i suoi abitanti (donne e uomini) si erano macchiati di un “peccato molto grave”, non meglio specificato; nonostante l’intercessione di Abramo, Dio non fu in grado di trovare nemmeno dieci giusti tra i loro abitanti (Genesi 18:16-33). Questo è confermato da un altro passo della Bibbia ebraica, il cui riferimento alla distruzione di Sodoma viene interpretato come una punizione per la sua arroganza e la sua mancanza di compassione per i poveri e i bisognosi (Ezechiele 16:48–50).

3.3.5 Levitico 18:22 e il suo parallelo 20:13. L’interpretazione tradizionale di questi versetti, secondo cui essi condannerebbero ogni atto omoerotico maschile, si basa su una traduzione errata, non più proponibile; la proibizione riguarda solo un genere specifico di rapporto omoerotico maschile, probabilmente il rapporto con un maschio sposato (condannato in quanto adultero) o non sposato, ma posto sotto la tutela sessuale di una donna giudea (condannato in quanto incestuoso).

Al di là dell’interpretazione corretta, il fatto che venga proibito un genere specifico di rapporto omoerotico suggerisce che i rapporti tra maschi al di fuori di tale categoria proibita fossero considerati permissibili [RR §5.3].

3.3.6 1 Corinzi 6:9-10 e 1 Timoteo 1:10. Questi due passi presentano due “liste di vizi” che elencano i tipi di peccatori che non entreranno in paradiso. Contengono il raro termine greco “arsenokoitai” (letteralmente “che a va a letto con uomini”); in 1 Corinzi 6:9-10 il termine è immediatamente preceduto da “malakoi” (letteralmente “molli” o “effeminati”).

Il termine “arsenokoitai” è molto raro: secondo gli studi recenti, probabilmente fa riferimento ai partner attivi nel rapporto omoerotico. Il significato letterale dev’essere compreso nel suo contesto culturale. Nel mondo greco-romano dell’epoca di Paolo gli uomini socialmente dominanti, generalmente sposati, avevano regolari rapporti sessuali con schiavi o prostituti, giovani e meno giovani, in cui solitamente giocavano il ruolo attivo, e i loro subordinati avevano ben poca scelta. In questo contesto, la condanna di Paolo di ”quelli che vanno a letto con gli uomini” si riferisce molto probabilmente al ruolo di quegli uomini socialmente dominanti, e alla loro responsabilità in rapporti omoerotici, spesso adulterini, basati sullo sfruttamento.

Questa ipotesi è confermata dal contesto retorico delle due liste di vizi. In 1 Corinzi 6 lo scopo della lista è illustrare l’argomentazione di Paolo secondo cui essere cristiani esige di agire con giustizia (1 Corinzi 6:7-8). “Andare a letto con gli uomini” può essere considerato un atto ingiusto solo se si fa riferimento al tipo di atti omoerotici più comune nel mondo greco-romano dell’epoca di Paolo: quello basato sullo sfruttamento [RR §5.4].

In 1 Timoteo 1:10 l’autore biblico menziona “fornicatori, quelli che vanno a letto con gli uomini, mercanti di schiavi…”. È stato fatto notare come la struttura della lista di vizi dei versetti 9-11 sembri rispecchiare il Decalogo; se il riferimento è intenzionale, l’autore della lettera forse considera gli “arsenokoitai”, assieme ai “fornicatori”, come rappresentanti degli adulteri, vale a dire coloro che agiscono contro il settimo comandamento. Perciò, gli “arsenokoitai” sono probabilmente i partner attivi in rapporti omoerotici, che erano solitamente sposati con una donna, ma che, data la loro posizione sociale dominante, potevano avere rapporti sessuali regolari con schiavi e prostituti. Questa ipotesi è confortata dal fatto che il termine immediatamente seguente fa riferimento ai mercanti di schiavi, che ovviamente erano implicati nel traffico di schiavi e prostituti [RR §5.5].

Il termine greco “malakoi”, invece, la cui traduzione migliore è “effeminati”, era ampiamente usato e aveva un vasto ventaglio di significati, tutti riferentesi a persone con tratti caratteriali considerati femminili: poteva essere usato per descrivere persone “dalla volontà debole”, o “prive di autocontrollo”. In senso sessuale, poteva riferirsi tanto a un “donnaiolo” quanto al partner passivo di un rapporto omoerotico. I traduttori moderni spesso optano per quest’ultimo significato, che farebbe di questo termine la controparte di “arsenokoitai”, ma è una scelta interpretativa impossibile da confermare con certezza, in assenza di possibili alternative. Se questa ipotesi è corretta, il termine farebbe riferimento a quei maschi, generalmente giovani e di status sociale modesto, come anche schiavi, che vendevano i loro favori sessuali in cambio di denaro, di protezione o di altri benefici.

Al di là della traduzione corretta, la condanna di Paolo nei confronti di “chi va a letto con gli uomini” e degli “effeminati” non è una condanna automatica delle relazioni omosessuali per la vita e basate sulla libertà e la fedeltà.

3.3.7 Romani 1:26-27. Questi versetti sono generalmente considerati la più chiara condanna dei comportamenti omoerotici presente nel Nuovo Testamento. Fanno parte di una sezione (Romani 1:18-2:11) in cui Paolo imbastisce un’argomentazione per dimostrare il concetto che tutti, Gentili e Giudei, hanno peccato. Secondo gli studi recenti, i versetti 26-27 probabilmente fanno riferimento a un allora ben noto topos retorico apocalittico sul “doppio giudizio”, che consisteva in due esempi, tratti dalla storia sacra giudaica, di umanità caduta e giudizio divino:

  • Il versetto 26 si riferisce probabilmente non all’omosessualità femminile, ma alle donne che hanno giaciuto con esseri angelici prima del Diluvio (una tradizione letteraria ispirata da Genesi 6:1-4;

  • Il versetto 27 si riferisce probabilmente a specifici comportamenti omoerotici degli uomini dell’antica Sodoma (una tradizione letteraria ispirata da Genesi 18:16-19:29).

Interpretare Romani 1:27 come una condanna universale delle relazioni omosessuali per la vita e basate sulla libertà e la fedeltà significa leggere nel testo qualcosa che nel testo non c’è. Tale interpretazione, inoltre, sarebbe in contraddizione con la tolleranza verso gli atti omoerotici consensuali, implicita nella mancanza di condanne nella Bibbia [RR §§5.6-5.7].

3.3.8 È impossibile determinare con assoluta certezza se Paolo e l’autore di 1 Timoteo si riferissero a relazioni consensuali, oppure alle relazioni basate sullo sfruttamento. Queste ultime erano di gran lunga più diffuse, ed è quindi più probabile siano l’oggetto della condanna degli autori biblici. Inoltre, le prove intertestuali suggeriscono come Romani 1:26-27 faccia quasi certamente riferimento al topos retorico apocalittico del doppio giudizio sulle donne antidiluviane e gli uomini di Sodoma.

In tutti e tre i casi l’interpretazione del Magistero, secondo cui Paolo avrebbe pronunciato una condanna normativa degli atti omoerotici consensuali e non basati sull’abuso, è poco sostenibile, e comunque impossibile da stabilire con assoluta certezza.

Tale incertezza esegetica influisce necessariamente su ogni principio etico e teologico che si voglia ricavare da quei testi. Se non abbiamo certezze su che tipi di atti omoerotici tra maschi Paolo stesse parlando (se consensuali o basati sull’abuso), diventa impossibile ricavarne norme etiche: “Le dottrine teologiche e le regole etiche non possono basarsi su supposizioni esegetiche” [RR §5.8].

3.3.9 Conclusione. La Bibbia non contiene nessuna condanna o proibizione delle relazioni omosessuali per la vita e basate sulla libertà e la fedeltà.

Gli autori dello studio e i firmatari originali

Nota bene: Tutti i firmatari e co-firmatari hanno approvato solamente il “Sommario delle conclusioni” e le “Raccomandazioni” (cioè i §§1-2 qui sopra). Essi hanno firmato a titolo personale e non rappresentano l’opinione dei loro datori di lavoro.
Tutti i firmatari e i co-firmatari hanno anche rivisto la sezione “Valutazione delle argomentazioni del Magistero pontificio contro le relazioni omosessuali” (cioè il §3 qui sopra, che sviluppa e a cui si rifà il “Sommario delle conclusioni”), nonché il rapporto di ricerca completo”Christian Objections to Same Sex Relationships : An Academic Assessment”, disponibile qui, che la presente dichiarazione riassume.

Luca Badini Confalonieri, PhD, Direttore della ricerca, Wijngaards Institute for Catholic Research, Gran Bretagna.

Sharon A Bong, PhD, Docente associato in studi di genere e religiosi, Monash University, Selangor, Malaysia.

Michael Brinkschröder, PhD, Studioso indipendente del Nuovo Testamento e sociologo.

Aloysius Lopez Cartagenas, PhD, Ex Rettore del Seminario San Carlos ed ex docente di etica teologica e di dottrina sociale della Chiesa, School of Theology, Cebu City, Filippine; attualmente è ricercatore indipendente.

Margaret A. Farley, PhD, Gilbert L. Stark Professor Emerita di etica cristiana, Yale University Divinity School, USA.

Jeannine Gramick, PhD, Suora di Loretto, cofondatrice di New Ways Ministry, Mount Rainier, Maryland, USA.

Hille Haker, PhD, Richard McCormick Endowed Chair di etica, Loyola University, Chicago, USA.

Karin Heller, PhD, Docente di teologia, Whitworth University, Westminster, Spokane, Washington, USA.

Michael Lawler, PhD, Amelia and Emil Graff Professor di teologia cattolica (emerito), Creighton University, Omaha, Nebraska, USA.

Kathryn Lilla Cox, PhD, Visiting Research Associate, Dipartimento di teologia e studi religiosi, San Diego University, USA.

Gerard Loughlin, PhD, Docente di teologia, University of Durham, Gran Bretagna.

Aaron Milavec, PhD, Vicepresidente emerito del Catherine of Siena Virtual College, Cincinnati, USA.

Stanisław Obirek, PhD, Docente di discipline umanistiche, Università di Varsavia, Polonia.

Markus Patenge, PhD, Commissione per la Giustizia e la Pace della Conferenze Episcopale Tedesca, Germania.

Irina Pollard, PhD, Docente associato di scienze biologiche, Macquarie University, Sydney, Australia.

Todd Salzman, PhD, Amelia and Emil Graff Professor di teologia cattolica, Creighton University, Omaha, Nebraska, USA.

Mark S. Smith, PhD, Helena Professor di letteratura ed esegesi veterotestamentarie, Princeton Theological Seminary, e Skirball Professor Emeritus di studi biblici e del Vicino Oriente antico, New York University.

David Stronck, PhD, Docente (emerito) del dipartimento di scienze dell’educazione, California State University, USA.

Cristina Traina, PhD, Head di studi religiosi, Northwestern University, Evanston, Illinois, USA.

John Wijngaards, PhD, Docente di Sacra Scrittura (emerito), Missionary Institute, Londra, Gran Bretagna.

Cofirmatari

Antonio Autiero STD, PhD, Docente emerito di teologia morale, Università di Münster, Germania.

Ignace Berten OP, teologo domenicano.

Jennifer G Bird, PhD, Docente assistente aggiunto, University of Portland, USA.

Mary C. Boys, PhD, Skinner & McAlpin Professor di teologia pratica, Union Theological Seminary in the City of New York, USA.

Lisa Sowle Cahill, PhD, J. Donald Monan, S.J. Professor di teologia al Boston College.

Krzysztof Charamsa, PhD, Teologo, ex ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede, e ex segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale.

Brian Doyle, PhD, Docente di teologia e studi religiosi, Marymount University, Arlington, Virginia, USA.

Heather Eaton, PhD, Docente di studi del conflitto, Saint Paul University, Ottawa, Canada.

Martin Ebner, PhD, Docente emerito di esegesi neotestamentaria, Dipartimento di teologia cattolica, Università di Bonn, Germania.

Brian P Flanagan, PhD, Docente associato di teologia, Marymount University, Arlington, Virginia, USA.

John F. Haught, PhD, Distinguished Research Professor, Dipartimento di teologia, Georgetown University, Washington DC, USA.

Thomas Hieke, PhD, Docente di Antico Testamento, Facoltà teologica cattolica, Università di Magonza, Germania.

John Inglis, PhD, Docente di filosofia e di studi religiosi, University of Dayton, Dayton, Ohio, USA.

Jan Jans, PhD, Docente associato emerito di etica, Università di Tilburg, Paesi Bassi.

Claudia Janssen, PhD, Docente di Nuovo Testamento e studi teologici di genere, Kirchliche Hochschule Wuppertal/Bethel, Germania.

Jennifer W Knust, PhD, Docente di studi religiosi, Trinity College of Arts & Science, Duke University, Durham, USA.

Gerhard Kruip, PhD, Docente di antropologia cristiana ed etica sociale, Università Johannes Gutenberg, Magonza, Germania.

Paul Lakeland, PhD, Aloysius P. Kelley, S.J. Professor di studi cattolici, Fairfield University, USA.

Liza B Lamis, Dmin, Segretaria esecutiva dell’International Fellowship of the Least Coin.

Bernhard Lang, PhD, Docente emerito di studi biblici, Università di Paderborn, Germania.

Arche L. Ligo, MA, Docente di catechetica, Istituto di formazione e studi religiosi, Quezon City, Filippine.

Astrid Lobo Gajiwala, PhD Microbiologia, Medicina e Teologia, Responsabile della Tissue Bank, Tata Memorial Hospital, Mumbai, India.

John Mansford Prior, PhD, Lettore in teologia interculturale, Istituto di filosofia Ledalero, Maumere, Flores, NTT, Indonesia.

Moisés Mayordomo, PhD, Docente di Nuovo Testamento, Facoltà di teologia, Università di Basilea, Svizzera.

Marcus Mescher, PhD, Docente associato di etica cristiana, Dipartimento di teologia, Xavier University, Cincinnati, Ohio, USA.

Jesús Peláez del Rosal, PhD, Docente emerito di filologia greca, Università di Cordova, Spagna.

Richard Penaskovic, PhD, Docente emerito di studi religiosi alla Auburn University, Auburn, Alabama, USA.

Susan K Roll, PhD, Docente associato (emerito), Facoltà di teologia, Saint Paul University, Ottawa, Canada.

Susan A Ross, PhD, Docente emerito di teologia, Loyola University Chicago, USA.

Virginia Ryan, PhD, Lettrice di etica cattolica, College of the Holy Cross, Worcester, Massachusetts, USA.

Susanne Scholz, PhD, Docente di Antico Testamento, Perkins School of Theology, Southern Methodist University, Dallas, Texas, USA.

Elisabeth Schüssler Fiorenza, PhD, Krister Stendahl Professor, Harvard Divinity School, Cambridge, Massachusetts, USA.

Johanna Stiebert, PhD Docente della bibbia ebraica, University of Leeds, UK.

Vincent M. Smiles, PhD, Docente di teologia, College of St. Benedict & St. John’s University, Minnesota, USA.

Milburn Thompson, Ph.D., Docente emerito di teologia, Bellarmine University, Louisville, Kentucky, USA.

Jürgen Werbick, PhD, Docente emerito di teologia fondamentale, Facoltà di teologia cattolica, Università di Münster, Germania.

Wolbert Werner, PhD, Docente emerito di teologia cattolica, Università di Salisburgo, Austria.

Aloys Wijngaards Jr., PhD Ricercatore in teologia, etica ed economia, Amsterdam, the Netherlands.

Kelly M. Wilson, PhD, Docente assistente aggiunto di teologia, University of St. Thomas, Minneapolis MN, USA.

La lista dei firmatari verrà aggiornata man mano che altri studiosi sottoscriveranno il documento.

Note

[1]  Gerard Loughlin, ‘Catholic Homophobia’, Theology 121, no. 3 (maggio 2018), p. 189.

[2] Congregazione per la Dottrina della Fede, “Homosexualitatis problema: Sulla cura pastorale delle persone omosessuali” (d’ora in avanti, HP), http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19861001_homosexual-persons_it.html. Altri documenti minori, pubblicati successivamente, non forniscono ragioni ulteriori, rispetto a quelle di HP, per valutare negativamente tutte le relazioni omosessuali in quanto intrinsecamente immorali: Congregazione per la Dottrina della Fede, “Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali”, 24 luglio 1992 (d’ora in avanti, Considerazioni 1992), http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19920724_homosexual-persons_it.html; Congregazione per la Dottrina della Fede, “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”, 3 giugno 2003 (d’ora in avanti, Considerazioni 2003), http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20030731_homosexual-unions_it.html; Congregazione per la Dottrina della Fede, “Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri”, 31 agosto 2005, http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_20051104_istruzione_it.html; e il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992, CCC). HP fa poi riferimento a un documento precedente che tratta di etica sessuale: Congregazione per la Dottrina della Fede, “Persona humana: Alcune questioni di etica sessuale”, 1975 (d’ora in avanti, PH), http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19751229_persona-humana_it.html.

[3] Camera dei Vescovi della Chiesa d’Inghilterra, Report of the House of Bishops Working Group on Human Sexuality (Londra: Church House Publishing, 2013).

[4] Keith Sinclair, “Scripture and Same Sex Relationships,” in Report of the House of Bishops Working Group on Human Sexuality, ed. House of Bishops of the Church of England (Londres : Church House Publishing, 2013), 158–72.

[5] Camera dei Vescovi del Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra, Living in Love and Faith. Christian Teaching and Learning about Identity, Sexuality, Relationships and Marriage, (London: Church House Publishing, 2020), https://www.churchofengland.org/sites/default/files/2020-11/LLF%20Web%20Version%20Full%20Final.pdf. Religion Media Centre, “Living in Love and Faith,” 12 febbraio 2020, https://religionmediacentre.org.uk/factsheets/living-in-love-and-faith/: “Al centro della discussione sta l’interpretazione dei testi biblici, con i tradizionalisti che prendono alla lettera un testo che definisce ‘abominio’ gli atti omosessuali, e gli altri che vedono quello stesso testo come un codice scritto in un’epoca ben definita, mentre invece al cuore della dottrina cristiana stanno l’amore, la tolleranza e la comprensione”. Subito dopo la pubblicazione di Living in Love and Faith, “Julian Henderson, vescovo di Blackburn e presidente del conservatore Consiglio Evangelico della Chiesa d’Inghilterra, ha dichiarato: ‘La discussione su queste tematiche è sempre bene accetta […] ma qui si tratta di obbedienza alle Scritture’”. Harriet Sherwood, “Church of England could rethink stance on LGBTQ+ issues by 2022,” The Guardian, 9 novembre 2020, https://www.theguardian.com/world/2020/nov/09/church-ofengland-could-rethink-stance-on-lgbtq-issues-by-2022.

[6] “The Midterms”, The West Wing: Complete Season 2, 2003, DVD (andato in onda per la prima volta il 18 ottobre 2000), estratto disponibile su https://www.youtube.com/watch?v=DSXJzybEeJM.

[7] Chuck Schilken, “Manny Pacquiao Posts Bible Verse That States Gay People Should Be Killed,” Los Angeles Times, 18 febbraio 2016, sezione Sports, https://www.latimes.com/sports/la-sp-sn-manny-pacquiao-bible-instagram-20160218-story.html.

[8] Cindy Boren, “Manny Pacquiao Defends Stance on Gay Marriage with Bible Verse,” The Washington Post, 18 febbraio 2016, www.washingtonpost.com/news/early-lead/wp/2016/02/18/manny-pacquiao-defends-stance-on-gay-marriage-with-bible-verse/; Guardian sport, “Manny Pacquiao Provokes Storm by Calling Gay People ‘Worse than Animals,’” The Guardian, 16 febbraio 2016, https://www.theguardian.com/sport/2016/feb/16/manny-pacquiao-gay-people-worse-than-animals; Manny Pacquiao, Instagram, 16 febbraio 2016, https://www.instagram.com/p/BB2BsT7udzM/.

[9] Tacey Rychter, “Australian Rugby Star’s Contract to Be Terminated Over Anti-Gay Comments,” New York Times, 11 aprile 2019, https://www.nytimes.com/2019/04/11/world/australia/israel-folau-rugby-contract.html.

[10] “Israel Folau: Australia ends player’s contract over anti-gay message,” BBC Sport, 15 aprile 2019, https://www.bbc.co.uk/sport/rugby-union/47932231.

[11] “Israel Folau: Rugby star recoups donations in sacking row,” BBC News, 25 giugno 2019, https://www.bbc.co.uk/news/world-australia-48753566; Australian Associated Press, “Israel Folau reportedly tells Australian Christian Lobby he would ‘absolutely’ repeat anti-gay posts,” The Guardian, 19 ottobre 2019, https://www.theguardian.com/sport/2019/oct/19/israel-folau-reportedly-tells-australian-christian-lobby-he-would-absolutely-repeat-anti-gay-posts.

[12] Tali pubblicazioni sono talmente recenti che non hanno potuto essere prese in esame dal summenzionato Living in Love and Faith, il più completo documento ufficiale di qualunque Chiesa sul tema, pubblicato nel novembre 2020 ma il cui contenuto era già stato finalizzato nel 2019 (dopo quasi due anni di ricerche, consultazioni e dialoghi), e nemmeno nel libro “Che cosa è l’uomo? Un itinerario di antropologia biblica” (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana), pubblicato nel dicembre 2019 a cura della Pontificia commissione biblica.

[13] I numeri dei paragrafi, in corsivo e tra parentesi quadre, si riferiscono alle relative sezioni della ricerca che forniscono le prove di quanto affermato, per esempio [RR §2].

[14] World Medical Association, “Statement on Natural Variations of Human Sexuality,” octobre 2013; si veda anche Dinesh Bhugra et coll., “WPA Position Statement on Gender Identity and Same-Sex Orientation, Attraction and Behaviours,” World Psychiatry 15, no. 3 (2016) : 299–300.

[15] Pie XII, “Discorso di Sua Santità Pio PP. XII alle partecipanti al congresso della Unione Cattolica Italiana Ostetriche” (29 de octubre de 1951).

[16] Ciò che Amoris Laetitia afferma riguarda in generale la “genitorialità”, ossia la paternità come la maternità.

[17] Il foglio di lavoro “Vivere in una relazione sana”, pubblicato nel gennaio 2020 a cura del Cammino Sinodale della Chiesa Cattolica tedesca, conclude che “Gli odierni postulati normativi della morale sessuale cattolica contraddicono l’esperienza delle scienze umane sulle moltiplici dimensioni di significato insite nella sessualità umana”; viene poi sottolineato che “Le relazioni in cui vengono vissuti valori come l’amore, l’amicizia, l’affidabilità, la fedeltà e il sostegno reciproco meritano un riconoscimento dal punto di vista morale”. Queste due conclusioni sono in linea con la ricerca di cui questa dichiarazione è un riassunto.

Photo Credit: Alicia J. Rose on Flickr